L’occhio impietoso di Roberto Ferri

Caravaggio, David, Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre, Bouguereau… Questi, tra gli altri, gli artisti di riferimento Roberto Ferri, classe 1978, pittore tarantino che, secondo il giudizio di Maurizio Calvesi, uno dei numerosi critici colpiti dai suoi lavori, «lascia effettivamente stupiti per l’abilità anche propriamente tecnica con cui costruisce queste sue icone della fisicità, della bellezza, del tormento, con un eccesso, che vorrei dire “sfacciato”, di anacronismo».

Attento e raffinato osservatore della realtà, grande conoscitore del corpo umano, maestro del colore, Ferri è, a parere di Vittorio Sgarbi, «un fenomeno, ammirevole come e più di un pittore antico. Ha, di colpo, superato i pittori figurativi più abili nella duplicazione della realtà. Il suo primo pensiero è stupire. Con formidabile disciplina rimedita la grande tradizione della pittura barocca, da Caravaggio a Ribera, da Bernardino Mei a Tiepolo. In realtà, Ferri è un virtuoso che riporta nella realtà i sogni».

Presentiamo qui un’antologia di opere di questo interessantissimo artista, il cui occhio impietoso, secondo l’opinione del caravaggista Maurizio Marini, «non si ferma sulle epidermidi (sia pur setose e morbide quelle femminili, virilmente muscolose quelle maschili); ma le scava e ricava dall’ombra, come uno scandaglio psichico penetrante dell’anima».

Photos via:
http://www.robertoferri.net

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